FONDO ESPERO ? MEGLIO DI NO…

CON LA NASCITA DEI FONDI PENSIONE NEGOZIALI (COME IL FONDO ESPERO PER LA SCUOLA) SI È VERIFICATA UNA VERA E PROPRIA MUTAZIONE GENETICA DEL SINDACALISMO CONCERTATIVO.


QUEGLI STESSI SINDACATI CHE CHE ISTITUZIONALMENTE AVREBBERO DOVUTO TUTELARE LA PREVIDENZA PUBBLICA SONO STATI I PRIMI A TRARRE PROFITTO DAL SUO SMANTELLAMENTO, INSEDIANDOSI NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE DI FONDI PENSIONISTICI PRIVATI CHE AGISCONO IN REGIME DI MONOPOLIO (D. Lvo 124/1993, L. 335/1995, L. 449/1997…).

LA RECENTE CRISI CHE HA SCOSSO LA FINANZA INTERNAZIONALE HA DIMOSTRATO ANCORA UNA VOLTA LA DEBOLEZZA DEI FONDI PENSIONE

Leggiamo e commentiamo questa notizia (apparentemente neutra):

“Tfr e previdenza complementare Lo scorso 1° dicembre  Aran e organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l’accordo che proroga per altri 5 anni, cioè fino al 31 dicembre 2015, gli effetti del Dpcm 20 dicembre 1999, che fornisce indicazioni relative al passaggio dal Tfs al Tfr per chi aderisce alla previdenza complementare.

Nella mattinata dell’1 dicembre, Aran e organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l’Accordo nazionale quadro su “trattamento di fine rapporto e previdenza complementare”, che differisce la data entro cui il personale scolastico può esercitare l’opzione di aderire al Fondo Espero (l’adesione alla suddetta previdenza integrativa comporta l’obbligo di passare dal trattamento di fine servizio al trattamento di fine rapporto).

Il termine del 31 dicembre 2010, stabilito dall’Accordo del 2 marzo 2006, viene prorogato al 31 dicembre 2015.
I lavoratori avranno così più tempo a disposizione per valutare l’eventualità di aderire alla previdenza complementare. In ogni caso, dal 1° gennaio prossimo entreranno in vigore le nuove norme penalizzanti per le liquidazioni dei lavoratori pubblici

E’  indispensabile innanzitutto chiarire la distinzione tra TFS e TFR.

La buonuscita o Trattamento di Fine Servizio ( TFS), detta  anche “liquidazione” è una somma di denaro che viene corrisposta agli impiegati civili dello stato che cessano dal servizio.  

Il TFS viene calcolato sulla base dell’80% dell’ultimo stipendio mensile lordo percepito. Il risultato, poi, va moltiplicato per il numero degli anni di servizio valutabili.

Il TFS dipende quindi principalmente dall’ultimo stipendio (percepito prima di andare in pensione) e dalle sue variazioni contrattuali,  a loro volta, legate alla progressione di anzianità di servizio. A partire dal 1 gennaio 2011 sono stati introdotti criteri di calcolo più restrittivi (che però riguardano solo le somme ancora da maturare).

I lavoratori del comparto scuola assunti prima del 31 dicembre 2000 hanno diritto al TFS.

Il Trattamento di Fine Rapporto ( TFR) consiste nella somma che i dipendenti percepiscono alla fine del rapporto di lavoro.  

IL TFR viene calcolato sulla base del 6,91% dell’ammontare di tutte le retribuzioni percepite annualmente, esclusi i rimborsi delle spese.

Tale somma viene poi rivalutata annualmente sulla base del 75% della variazione dell’indice ISTAT più un 1,5%.
Le cifre così ottenute vanno accumulate per il numero di anni di lavoro.

Il TFR rimane quindi strettamente legato alle retribuzioni effettivamente percepite negli anni passati (si tenga presente che l’indice ISTAT non copre tutta l’inflazione reale; il meccanismo inoltre  non tiene conto, per gli anni passati, dei sopravvenuti aumenti contrattuali e della progressione di anzianità).

I lavoratori del comparto scuola assunti dopo il 31 dicembre 2000 hanno diritto al TFR.

Tale distinzione è fondamentale perchè chi aderisce al fondo Espero deve obbligatoriamente per legge richiedere la trasformazione del TFS in TFR.

Ogni lavoratore deve fare attentamente i suoi conti in merito a questa trasformazione, ma è facile trarre alcune conclusioni di carattere generale.

I lavoratori assunti prima del 31 dicembre 2000 non hanno alcun vantaggio a richiedere la trasformazione del TFS in TFR (infatti il meccanismo di calcolo del TFR appare meno vantaggioso rispetto a quello del TFS ed inoltre, optando per il TFR, si rinuncia praticamente ad usufruire, nella liquidazione, dei vantaggi derivanti da eventuali futuri aumenti contrattuali e di anzianità; inoltre devono versare circa la metà del futuro TFR nelle casse del fondo Espero). QUESTO VALE ANCHE SE, A PARTIRE DAL 1 GENNAIO 2011 SONO STATI INTRODOTTI CRITERI PIù RESTRITTIVI PER IL CALCOLO DEL TFS, CRITERI CHE – IN OGNI CASO – NON RIGUARDANO QUANTO GIA’ MATURATO.

In generale, a tutti i lavoratori assunti prima del 31 dicembre 2000 non conviene rinuciare al TFS, e, di conseguenza, non conviene aderire al fondo ESPERO; gli stessi gestori del fondo Espero (CGIL-CISL-UIL-SNALS-GILDA-ANP-ARAN-MIUR) ne sono evidentemente consapevoli: infatti, mentre obbligano i lavoratori assunti dopo il 31/12/2000 a versare tutto il TFR, ai lavoratori assunti prima del 31/12/2000 (che hanno diritto al TFS) richiedono solo la metà del TFR, promettendo di  lasciargli l’altra metà.

E’ bene ricordare inoltre che la legge n. 335 del 1995 stabilisce che i lavoratori che alla data del 31 dicembre del 1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, continuano ad avere la pensione calcolata con il sistema retributivo, quindi  percepiscono una pensione vicina all’ultimo stipendio.

Quelli che alla data del 31 dicembre del 1995 avevano una anzianità inferiore ai 18 anni, hanno la pensione calcolata allo stesso modo, ma solo per il periodo di servizio già prestato; mentre per i tempi successivi hanno la pensione calcolata con il sistema contributivo. Hanno quindi una pensione calcolata con un sistema misto.

Quelli che hanno iniziato a lavorare successivamente hanno la pensione calcolata esclusivamente con il sistema contributivo.
Fra la pensione calcolata con il metodo retributivo e quella calcolata con il metodo contributivo, la differenza è vistosa e può raggiungere anche valori dimezzati.

Anche alla luce di queste considerazioni è evidente che chi alla data del 31 dicembre del 1995 aveva almeno 18 anni di anzianità contributiva, non deve assolutamente aderire al fondo Espero.

Quelli che partecipano al sistema misto, oppure esclusivamente al sistema contributivo potrebbero invece porsi il dilemma se aderire o meno.

Per poter risolvere quest’ultimo problema è indispensabile il calcolo della prestazione che il fondo Espero è in grado di garantire, ossia un calcolo almeno approssimativo dell’importo della famosa “pensione complementare”.

Tale importo dipende esclusivamente dal montante finale che il lavoratore avrà accumulato al momento di andare in pensione, per effetto del versamento dei contributi e del TFR.

E’ bene precisare che i gestori del fondo Espero (CGIL-CISL-UIL-SNALS-GILDA-ANP-ARAN-MIUR) cercano di investire in borsa i soldi loro affidati per cercare di farli fruttare; essi però devono detrarre le considerevoli spese necessarie per la gestione del fondo e, ovviamente, non possono dare nessuna garanzia sui rendimenti futuri; infatti, correttamente, nella scheda informativa del fondo ESPERO, avvertono:  “ In nessun caso l’associato ha la garanzia di ottenere, al momento dell’erogazione delle prestazioni, la restituzione integrale dei contributi versati ovvero un rendimento finale rispondente alle aspettative. Non esistono del pari garanzie sul ripetersi in futuro delle perfomance realizzate negli anni precedenti né sul rendimento finale che sarà possibile ottenere al momento del pensionamento“.

Astenendoci quindi da valutazioni sul futuro, proviamo a calcolare, almeno a titolo indicativo, il valore del montante finale dei contributi versati dal lavoratore.

Supponiamo che l’ammontare dei contributi versati in un anno da un lavoratore, comprensivi della totalità del TFR, si aggiri intorno ai 1600 euro.

Supponiamo che il lavoratore versi il contributo per 30 anni e poi vada in pensione all’età di 65 anni.

Il lavoratore ha versato nelle casse del fondo Espero circa 48000 euro.

Quanto spetta al lavoratore come rendita vitalizia mensile?

Basta fare il calcolo con la ben nota formula di matematica attuariale (tasso 4%) e si ottiene una pensione complementare che si aggira intorno ai  340 euro al mese (lordi).

Il calcolo effettuato è molto approssimativo, perchè è impossibile prevedere gli sviluppi futuri, ma indica abbastanza bene l’ordine di grandezza della prestazione.

Il risultato appare deludente se si considera il fatto che l’interessato, per poterlo conseguire, ha rinunciato a percepire il TFR.

E’ pur vero che il fondo Espero lascia la possibilità di percepire subito, all’atto del pensionamento, come capitale il 50% di quanto maturato, ma in tal caso la pensione scenderebbe a circa 170 euro al mese (lordi).

Sinceramente, visti i risultati, è consigliabile non aderire al Fondo Espero, conservando in tal modo per intero il TFR ; il lavoratore, in alternativa, potrà sempre sottoscrivere, se lo ritiene opportuno, una forma pensionistica individuale che non lo privi del TFR.

Conservando il TFR, inoltre, almeno si potrà essere sicuri che venga rivalutato annualmente sulla base del 75% della variazione dell’indice ISTAT più un 1,5%, mentre versandolo nelle casse del fondo Espero si rischia addirittura, in caso di andamento sfavorevole dei mercati, di trovare meno di quanto si è versato.

VEDI ANCHE DIFENDIAMO IL TFR

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4 risposte a FONDO ESPERO ? MEGLIO DI NO…

  1. anna amoroso ha detto:

    Salve sono un’insegnate elementare assunta a tempo indeterminato i 1 settembre 2007…ho letto le note di cui sopra per gli aderenti al fondo espero ma essendo stata assunta dopo il 2000 mi chiedevo se fosse conveniente o meno aderire…

    grazie in anticipo

    Anna

  2. cub ha detto:

    secondo noi no, come puoi comprendere leggendo con attenzione i vari post della sezione “fondo espero no grazie”

  3. Susanna ha detto:

    Salve
    sono una docente di scuola mediua, entrata in ruolo nel 1996, prima come maestra, poi nella scuola sec. di primo grado dal 2002.

    Il mio rapporto di lavoro è un TFS.
    Sono nata il 23/07/1965.

    Volevo chiedere: può essere conveniente per me aderire al Fondo Espero oppure no?

    Grazie per le informazioni

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